Una 'Tragedia d’amore di Bassano Teverina' divulgata dai venditori di fortuna e di fattacci

Una Tragedia d’amore di Bassano Teverina

divulgata dai venditori di fortuna e di fattacci

 


 

Quando ero molto giovane circolavano ancora nelle fiere, nei mercati e nelle vie dei paesi gli ultimi pittoreschi girovaghi che per una monetina da 5 lire ti offrivano i pianeti della fortuna: foglietti variopinti, accuratamente piegati, assiepati in un cassettino che era attaccato sotto la gabbia di un pappagallo. Il biglietto conteneva un pronostico per il futuro, mai troppo cattivo, e numeri da giocare al lotto. 

 

Il venditore delle pianete richiamava gente con un organetto o solo con la voce e, se gli adulti erano attirati – anche per distrazione e divertimento – dall’’oroscopo’, noi ragazzini correvamo invece a vedere il pappagallo che, con la gabbia e il cassetto aperti, estraeva il foglietto con il becco, assicurando così l’imparzialità della sorte.






            Grassi Hoder Claro, Venditore di fortuna




A volte (ma ai miei tempi era ormai raro) quei girovaghi vendevano anche notizie più coinvolgenti. Potevi trovare, stampati su fogli più grandi, i fatti di cronaca nera più noti, scritti in rima per essere ricordati e raccontati più facilmente. Quei fogli si chiamavano fattacci. Gli stessi venditori di fortuna li recitavano o li cantavano, come i cantastorie.

            Tra i libretti di orazioni di mia nonna ne ho trovati due, piegati e ripiegati, forse degli anni Venti del Novecento, collegati in qualche modo a queste aree del Centro Italia. 

 

La prima storia non indica la provenienza dei soggetti e si svolge all’estero: “Una ragazza si veste da prete per ammazzare il Marito in America”, ma l’autore della composizione, Cittadini Guerrino detto il Marchigiano, e la stampa del foglio a Foligno lasciano pensare a una localizzazione non lontana da noi.









            Il secondo fattaccio invece ci tocca più da vicino. Non è datato e è stato stampato dalla tipografia E. Marsili di Orte, che è stata attiva negli anni Dieci e Venti del secolo scorso. Anche in questo caso si tratta di omicidio, ma qui la storia, oltre al luogo, contiene anche nomi e cognomi delle persone coinvolte: un giovane ventitreenne, Emilio Catena, istigato da suo padre, uccide la fidanzata Eugenia Canestri poi cerca di togliersi la vita, senza riuscire.

            Non ho cercato conferme – sebbene tra i compaesani dei due poveri ragazzi i più anziani potrebbero averne sentito parlare – ma credo che la storia sia vera, altrimenti sarebbe stato difficile divulgarla nelle stesse località dei fatti.

            È passato un secolo, è cambiato il modo di diffusione, ma sembra purtroppo di ascoltare la cronaca che ci arriva troppo spesso anche oggi.




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