La pala d’altare della Circoncisione di Gesù (fine sec. XVI) della bottega di Francesco Vanni, nel Museo d’Arte Sacra di Orte
La pala d’altare della Circoncisione di Gesù (fine sec. XVI) della bottega di Francesco Vanni, nel Museo d’Arte Sacra di Orte
La locale Compagnia del Nome di Gesù è stata istituita nella Cattedrale di Orte nel 1580 o poco prima, perché in quell’anno una bolla di Gregorio XIII, che la dota di Privilegii o Indulgenze, descrive come l’istituì con perfecto rito un Religioso dell’Ordine de Predicatori[1]. Per erigere l’Oratorio de Iesu et Capella della Circoncisione et S.mo Nome di Dio venne demolito l’altare e cappella di S. Maria Maddalena, consacrato ai primi del Duecento[2].
Nel 1588 era rettore della Compagnia don Lando Leoncini. Personaggio di spicco, canonico della cattedrale, umanista, storico e cronista della diocesi, il Leoncini aveva seguito studi giuridici a Roma, era quindi passato al servizio di Orazio Borghese, probabilmente come segretario, per poi ritornare a Orte forse alla fine degli anni Settanta. Nei suoi scritti egli accenna ai lavori che ha disposto durante il suo rettorato per il miglioramento dell’oratorio e della cappella[3] e riferisce anche di lavori d’ornamento al quadro del Iesu eseguiti da mastro Bartolomeo Fiorentino, intagliatore[4]. Poiché lo stesso autore chiama Capella della Circoncisione e S.mo Nome di Dio la sede confraternale (v. sopra), si deve dedurre che il quadro del Iesu che egli indica, ornato da mastro Bartolomeo, fosse quello della Circoncisione, oggi conservato nel Museo Diocesano di Orte, il quale pertanto nel 1588 doveva essere già venerato su quell’altare. Con tutta probabilità, quindi, il dipinto era stato commissionato all’epoca dell’istituzione del sodalizio, circa otto anni prima.
Nello stesso scorcio di anni si produce un altro momento significativo nella vita della confraternita: l’aggregazione alla omonima Arciconfraternita romana del Nome di Dio sita alla Minerva. Avvenimento descritto da Leoncini, del quale fu protagonista nel 1589 padre Vincenzo, figlio di M. Ioanni Iaco Alberti, priore dei Domenicani di Narni[5]. L’inconsueta indicazione della paternità del priore prova la sua familiarità con Orte perché in questa città e nella vicina Narni vivevano due rami della nobile famiglia Alberti collegati tra loro da una comune discendenza. Potrebbe riferirsi a questo collegamento familiare l’origine di una copia, di qualità inferiore e probabilmente più tarda, della Circoncisione ortana, oggi esposta nella chiesa di S. Francesco in Narni.
Nel corso del sec. XVII le fortune della Confraternita del Nome di Gesù conoscono una fase discendente, forse anche per l’affollamento e la “concorrenza” di numerose altre compagnie, nuove o già esistenti, che durante il Seicento raggiungono il ragguardevole numero diciannove ordinarie, ovvero di pietà, e almeno quattro di mestiere[6]. In quell’epoca la confraternita disponeva nella vecchia cattedrale – prima della ricostruzione di quest’ultima avvenuta negli anni Venti del sec. XVIII – di due cappelle, in una delle quali era l’Immagine in pittura della Circoncisione di N.ro Sig.re ed ivi celebravasi nel primo di Gennaro la festa titolare della Compagnia. Nell’altra era la statua della Mad.a SS.ma del Suffragio, ed ivi era annessa alla Comp.a una Congregazione di Sorelle. Oltre alla sudd.e due Cappelle haveva in Cattedrale un oratorio, dove si radunavano li Fr.elli, e si servavano le suppellettili di essa Compagnia[7].
La situazione di estrema decadenza della confraternita – pluribus abhinc annis derelicta habitam, et officialibus destitutam – insieme alla necessità finanziarie della nuova cattedrale spingono il vescovo Tenderini a decretarne la soppressione in data 4 dicembre 1728[8]. Le sue rendite e i suoi beni immobili saranno devoluti all’amministrazione della Fabbrica della cattedrale; i mobili, gli oggetti liturgici, i paramenti, tutti esattamente elencati, verranno invece divisi tra la Confraternita del SS. Sacramento, il Seminario ortano e altri luoghi pii. Tranne quattro dipinti posti in custodia nel Palazzo Vescovile, tra essi la Circoncisione di N.ro Sig.re[9]. Da una relazione sullo stato della Fabbrica, tre anni dopo, s’intende che lo scopo era di venderli – se si trovassero ad essitare, si essitaranno[10] – ma dev’essere andata altrimenti, perché l’Adorazione dei Magi, una copia della tela marattesca esposta in S. Marco a Roma, è rimasta nel Palazzo Vescovile di Orte, il Volto Santo potrebbe identificarsi con un dipinto, già in Vescovato, oggi esposto nella chiesa di S. Maria di Loreto a Castel Bagnolo di Orte, e il quadro della Circoncisione, che forse si poteva vendere più facilmente, è rimasto anch’esso in Vescovato causa essersi guasto in casa del fu D. Carlo <Marini> (ultimo amministratore della confraternita) causa essergli scorsa la lesciva calda[11]. L’incidente “provvidenziale” – per il patrimonio artistico locale – deve averne impedito la vendita che quindi, dei quattro dipinti, ha interessato soltanto la Natività.
La bella tela della Circoncisione è attribuita alla bottega di Francesco Vanni (Siena, 1563-1610); restaurata da M. Marziali nel 2006, è esposta nella sezione del Palazzo Vescovile del Museo d’Arte Sacra di Orte[12].
[1] La documentazione della Confraternita del Nome di Gesù si è conservata soltanto a partire dal sec. XVII, pertanto la ricerca di fonti deve procedere su altri testi, posteriori o di provenienza diversa. Anche questa bolla di Gregorio XIII, datata 3 set. 1580, è quindi irreperibile ma è citata nel Libro di memorie della Fabbrica della Cattedrale, reg. A (ex 24), c. 9r, Archivio Storico Diocesano di Orte, Archivio Capitolare, sotto la data del 3 mag. 1730.
[2] L. Leoncini, Fabrica Ortana, ms. dei secc. XVI-XVII, Orte, Biblioteca Comunale, II, c. 146v.
[3] Di questo mese di feb .<1588> sendo io rectore della Compagnia di Iesu feci levare il muro della Capella di S. Angelo et aprire l’oratorio nostro del Iesu et fare assettare i balaustri et capella et altare… L. Leoncini, cit., III, c. 59v.
[4] A di 23 detto <feb. 1588> fu messa la porta di legno al Palazzo della nostra Comunità (con gli stemmi scolpiti) fatta da mastro Bartolomeo Fiorentino che fece l’ornamento del organo et l’ornamento del quadro del Iesu…Ivi.
[5] L. Leoncini, Fabrica Ortana, cit., II, c. 146v.
[6] A. Zuppante, Le confraternite di Orte e la processione del Cristo morto, in “La devozione dei laici. Confraternite di Roma e del Lazio dal Medioevo ad oggi”, Erreffe, n. 52 (2005), pp. 33-37.
[7] Libro di memorie, cit., c. 9r (3 mag. 1730).
[8] Ecclesiasticorum, 1728-1734, n. 27, cc. 121 sgg., Archivio Storico Diocesano di Orte.
[9] Libro di memorie, cit., c. 10r (3 mag. 1730):
- un quadro largo pal. tre quanto uno nel quale vi è dipinta l’adorazione de Maggi indorato nelle sue cornici (copia del dipinto di Carlo Maratta nella Chiesa di S. Marco in Roma, 1656)
- un altro dell’istesssa forma della Natività di N.ro Sig.re
- un quadro con l’Imagine del Volto Santo con cornici d’intorno tutte dorate et altri lavori di sopra dorati
- un altro quadro alto pal. dieci, largo sette nel quale è dipinta la Circoncisione di N.ro Sig.re, che prima stava nella Capella della Comp.a nella Cattedrale come si è detto, ma questo con li altri tre qui descritti si ritrovano in custodia in questo Palazzo Vescovile.
[10] Libro delle Congregazioni della Fabbrica della Cattedrale, reg. C (ex 25), c. 16v, Archivio Storico Diocesano di Orte, Archivio Capitolare, 1733.
[11] Ivi.
[12] S. E. Anselmi, L. Principi, Il museo d’arte sacra di Orte, Orte 2013, pp. 76-77.

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