Orte e il Tevere





Rilievo con imbarcazione di epoca classica, Museo Civico di Orte

Tra i popoli accorsi contro Enea in aiuto di Turno, nell’Eneide Virgilio ricorda gli Ortani e precisa, solo nel loro caso, anche la forma di questo sostegno armato: le hortinae classes, la flotta di Orte.È evidente che nel comporre il poema leggendario Virgilio dovesse conoscere bene la presenza ortana sulle acque del Tevere al suo tempo, cioè duemila anni fa. Una presenza sempre intensa che dall’antichità ha caratterizzato, fino a pochi decenni addietro, la vita della città e la vita del Tevere, fino all’arrivo della ferrovia, poco dopo la metà dell’Ottocento, che ha lentamente soppiantato la navigazione fluviale tra Orte e Roma.

         A partire dal medioevo, ma solo perché i documenti rimasi sono più numerosi, conosciamo molto di più sulla navigazione del fiume, sugli approdi e i magazzini esistenti lungo il suo corso; sui diritti portuali e le proprietà, sia di cittadini ortani che anche dell’abbazia di Farfa e della schola sandalariorum romana; sui cantieri di costruzione dei natanti; sulle società di trasportatori e sulle modalità di trasporto e navigazione; sulla composizione degli equipaggi; sulle guerre e sulle alleanze per godere di un accesso alla grande via d’acqua. 



Orte e il Tevere in una incisione del 1708

         Orte, con la costruzione del grande ponte fortificato sul Tevere, nel XII secolo, - che non a caso campeggia ancora sullo stemma cittadino - ha assunto un ruolo primario nell’area perché quel ponte, fino al suo crollo nella prima metà del Cinquecento, è stato il primo che si incontrasse a nord di Roma. Il ponte ha favorito inoltre, in età comunale, l’espansione della città, che troviamo spesso coinvolta, tra Duecento e Trecento, nel gioco di scontri e alleanze tra comuni guelfi e ghibellini dell’Umbria e che, caso unico nel Lazio, presenta ancora quasi un terzo del suo territorio dall’altro lato del fiume, sulle colline geograficamente umbre. 


 
          
    Stemma del Comune di Orte, sec. XVI              Altare di S. Giuliano dei Barcaioli (part.), chiesa di S.Francesco, Orte


         È in questo territorio comunale che il maggiore affluente, il Nera, si getta nel Tevere trasformandolo così in un corso d’acqua ‘consistente’ e molto meno soggetto alla stagionalità. La saggezza popolare esprime ad Orte questo concetto con un vecchio proverbio: Il Tevere non sarebbe Tevere se il Nera non gli desse a bevere.

         Scrive un cronista ortano di fine Cinquecento che la maggior parte dei natanti in esercizio da Roma verso nord venivano costruiti nei cantieri di Orte e inoltre, a proposito della ricchezza che dal fiume veniva alla città scrive: et quanti danari per questo entrano ogni anno nella città lo sanno i padroni di esse (barche) et li loro barcaroli et altri manuali che vivono grassamente essi con le loro famiglie.  Nei secoli in cui Roma si è trasformata da cittadina medievale a capitale di livello europeo, quel quid in più di ricchezza ha fatto la differenza tra Orte e altre cittadine simili; differenza che si intuisce ancora oggi nei numerosi palazzi del centro storico, nelle chiese e nelle opere d’arte confluite, le migliori, nelle due sezioni del Museo d’arte sacra che, con le sue 90 opere, rappresenta la più ricca pinacoteca dell’Alto Lazio.




Colonia Fluviale Elioterapica, Orte 1938 ca.


Orte ha quindi molti debiti di riconoscenza verso il suo fiume, male ripagati con l’oblio degli ultimi decenni. Ciò nonostante può aspettarsi da esso ancora qualcosa se riesce a proporsi, per la sua posizione geografica, storica, artistica e, in futuro, naturalistica come uno dei centri di riferimento delle attività sempre più numerose che ruotano intorno al Tevere.

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